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	<title>Animali e Ambiente &#8211; Happy Channel</title>
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	<description>Buone notizie, nostalgia e culto</description>
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	<title>Animali e Ambiente &#8211; Happy Channel</title>
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		<title>La scienza ha trovato le &#8220;frequenze dell&#8217;amicizia&#8221; nel cervello (e i pipistrelli ci hanno svelato come funzionano)</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 07:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2025/10/pipistrello-pipistrelli-sullo-sfondo-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>Perché ascoltiamo di più gli amici? La scienza ha scoperto i &#8220;neuroni del chi sei&#8221; che sincronizzano i cervelli. Lo studio sui pipistrelli che rivoluziona la psicologia. Pensa all&#8217;ultima cena tra amici, o a una riunione di lavoro particolarmente animata. Mentre parli, il tuo cervello compie una serie incredibile di operazioni: non solo elabora le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2025/10/pipistrello-pipistrelli-sullo-sfondo-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><strong>Perché ascoltiamo di più gli amici? La scienza ha scoperto i &#8220;neuroni del chi sei&#8221; che sincronizzano i cervelli. Lo studio sui pipistrelli che rivoluziona la psicologia.</strong></p>
<p>Pensa all&#8217;ultima cena tra amici, o a una riunione di lavoro particolarmente animata. Mentre parli, il tuo cervello compie una serie incredibile di operazioni: non solo elabora le parole, ma tiene traccia di chi sta parlando, del tono usato, del vostro rapporto con gli interlocutori. Istintivamente, darai più peso al commento del tuo migliore amico / del tuo collega più fidato che a quello di un conoscente occasionale / di quel collega che hai visto giusto mezza volta in ufficio.</p>
<p>Questa danza neurale, fondamentale per la nostra vita sociale, è sempre stata un mistero per la scienza. <strong>Come fa il cervello a gestire questa complessità in tempo reale?</strong> La risposta potrebbe arrivare da una fonte inaspettata<strong>: i pipistrelli della frutta egiziani</strong>.</p>
<h2>I pipistrelli della frutta egiziani e uno sguardo senza precedenti nel cervello sociale</h2>
<p>Fino a oggi, la maggior parte degli studi sulle neuroscienze sociali si è concentrata su individui isolati o su coppie. Un approccio limitante, considerando che noi – come molti mammiferi – viviamo e interagiamo in gruppi. Un studio rivoluzionario dell&#8217;Università della California, Berkeley, pubblicato sulla prestigiosa rivista &#8220;Science&#8221;, ha superato questo schema al massimo binario.</p>
<p>I ricercatori del NeuroBat Lab hanno monitorato per la prima volta l&#8217;attività cerebrale di pipistrelli della frutta mentre interagivano liberamente in gruppo. Attraverso dispositivi neurali wireless e sensori di vibrazione applicati al collo degli animali (simili a minuscoli collari), il team ha potuto decodificare in tempo reale come i neuroni nella corteccia frontale dei pipistrelli rispondessero alle vocalizzazioni di ciascun membro del gruppo.</p>
<p>&#8220;Molti studi esaminano piccoli pezzi di queste interazioni separatamente. Noi abbiamo voluto osservare il quadro completo della comunicazione all&#8217;interno di un gruppo sociale&#8221;, ha spiegato Michael Yartsev, autore senior dello studio, sottolineando l&#8217;approccio innovativo della ricerca.</p>
<h3>Non solo &#8220;cosa&#8221; si dice, ma &#8220;chi&#8221; lo dice</h3>
<p>I risultati sono affascinanti. I ricercatori hanno scoperto che nella corteccia frontale – un&#8217;area cerebrale coinvolta nei comportamenti sociali anche negli umani – esistono neuroni specializzati che si attivano in modo specifico a seconda del pipistrello che sta &#8220;parlando&#8221;.</p>
<p>In pratica, un grido di un determinato individuo attiva un set di neuroni preciso nel cervello di chi ascolta, mentre la vocalizzazione di un altro compagno ne attiva uno diverso. Questa mappatura neurale è così precisa che, analizzando l&#8217;attività cerebrale di un pipistrello in ascolto, i ricercatori potevano risalire all&#8217;identità di chi aveva emesso il suono.</p>
<p>&#8220;Questi neuroni rispondevano alla domanda: &#8216;Sono io che sto chiamando o è qualcun altro?&#8217;. Altri neuroni erano sensibili solo quando un pipistrello specifico del gruppo parlava&#8221;, ha precisato Boaz Styr, co-autore della ricerca.</p>
<h3>Il potere dei &#8220;Pipistrelli Popolari&#8221;: quando il cervello del gruppo si sincronizza</h3>
<p>La scoperta più sorprendente, tuttavia, riguarda la sincronizzazione cerebrale di gruppo. Durante una vocalizzazione, l&#8217;attività neurale di tutti i pipistrelli coinvolti tendeva a sincronizzarsi. Ma il livello di questa sincronia dipendeva da chi parlava.</p>
<p>I pipistrelli più &#8220;socievoli&#8221; – quelli che trascorrevano più tempo a stretto contatto fisico con gli altri, definiti &#8220;in-cluster&#8221; – inducevano un grado di correlazione cerebrale molto più alto negli altri membri del gruppo quando vocalizzavano. Al contrario, i pipistrelli più &#8220;isolati&#8221; (&#8220;out-of-cluster&#8221;) generavano una risposta neurale più debole e una rappresentazione della loro identità meno accurata nel cervello dei compagni.</p>
<p>In altre parole, il consenso sociale sembra avere una base neurale misurabile. Il cervello del gruppo &#8220;risuona&#8221; maggiormente con gli individui socialmente integrati. Questi modelli di sincronia sono risultati stabili per settimane, riflettendo probabilmente le relazioni sociali durature tra gli individui.</p>
<h3>Perché tutto questo ci riguarda da vicino (come uomini, non come pipistrelli)</h3>
<p>Comprendere i meccanismi neurali alla base della comunicazione di gruppo non è una semplice curiosità accademica. Ha implicazioni profonde per la nostra salute mentale e le nostre relazioni.</p>
<p>Perché alcune persone navigano con disinvoltura qualsiasi contesto sociale, mentre altre faticano a farsi comprendere o si sentono sistematicamente escluse? La risposta potrebbe risiedere in parte in come i loro cervelli, e quelli di chi li circonda, si sincronizzano (o non lo fanno) durante l&#8217;interazione.</p>
<p>Questo studio, come sottolinea Yartsev, ci invita ad abbracciare la complessità del mondo sociale. &#8220;I nostri cervelli si sono evoluti e lottano costantemente con la complessità della vita reale. Per capire veramente il cervello, dobbiamo abbracciare questa complessione, non temerla&#8221;.</p>
<p>Osservare le chiacchierate sociali di un gruppo di pipistrelli in una grotte non ci parla solo di zoologia. Ci sta svelando, strato dopo strato, i circuiti nascosti che governano le nostre conversazioni, le nostre amicizie e il nostro posto all&#8217;interno della società. E forse, un giorno, potrebbe aiutarci a costruire relazioni ancora più autentiche e inclusive.</p>
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		<title>Il falso mito dei conigli e delle carote: come Bugs Bunny ha cambiato le nostre credenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 20:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2025/09/bugs-bunny-con-coniglio-sullo-sfondo-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>I conigli non amano davvero le carote: un mito nato dai cartoon di Bugs Bunny e smentito da esperti e linee guida veterinarie. “I conigli non mangiano carote. È un’invenzione dei disegnatori di Bugs Bunny: all’epoca, pensarono che al personaggio mancasse qualcosa e scelsero una bella carota arancione. Così ci hanno convinti che le carote [&#8230;]</p>
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<p>“I conigli non mangiano carote. È un’invenzione dei disegnatori di Bugs Bunny: all’epoca, pensarono che al personaggio mancasse qualcosa e scelsero una bella carota arancione. Così ci hanno convinti che le carote siano il cibo preferito dei conigli, che però non hanno il metabolismo adatto a processarne gli zuccheri. E infatti da allora la durata della loro vita si è ridotta drasticamente.”</p>
<p>Questa frase, riportata da Donato Carrisi nel libro La casa dei silenzi, mette in luce una delle più grandi illusioni nate dall’immaginario collettivo: l’idea che i conigli vadano matti per le carote. A diffondere questo mito è stato proprio il celebre Bugs Bunny, diventato icona culturale con una carota sempre tra i denti. Una trovata scenica che, con il tempo, si è trasformata in certezza condivisa.</p>
<p>La realtà, però, racconta una storia ben diversa. In natura, i conigli basano la loro alimentazione quasi esclusivamente su erba e foglie. Le carote, pur non essendo tossiche, contengono un livello di zuccheri troppo elevato per il loro metabolismo e, se somministrate regolarmente, possono causare disturbi intestinali, obesità e problemi dentali. Non a caso, gli esperti le considerano un piccolo premio occasionale, non un cibo quotidiano.</p>
<h2>Le raccomandazioni degli esperti (spoiler: niente carote)</h2>
<p>Le principali organizzazioni veterinarie confermano la necessità di sfatare questo mito. La Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), ad esempio, specifica che “fruit and root vegetables, such as carrots, should only be given to rabbits in small amounts as an occasional treat”. In altre parole,<strong> le carote non devono far parte della dieta giornaliera, ma possono essere concesse di rado</strong>.</p>
<p>Secondo la RSPCA, la dieta ideale di un coniglio dovrebbe essere composta per almeno l’85 % da fieno o erba di buona qualità, accompagnati da verdure a foglia verde e da una piccola integrazione di pellet bilanciati. Le carote, così come altri ortaggi zuccherini, appartengono a quella minima parte di alimenti da offrire solo saltuariamente.</p>
<p>La vicenda delle carote dimostra come un dettaglio nato dall’intrattenimento possa plasmare la percezione della realtà. Una semplice scelta creativa degli animatori di Bugs Bunny ha condizionato per decenni (condiziona da decenni) il modo in cui milioni di persone immaginano la dieta dei conigli, arrivando persino a influenzare le abitudini alimentari di alcuni animali domestici (i cui padroni fanno riferimento ai prodotti culturali della Warner Bros piuttosto che alle indicazioni dei veterinari).</p>
<p>Ed è tutto qui il potere della narrazione: un’idea accattivante diventa abitudine, l’abitudine si trasforma in credenza, e la credenza finisce per sostituirsi alla realtà.</p>
<p>Tirando le somme: offrire una carota a un coniglio può sembrare un gesto affettuoso, ma non corrisponde a un comportamento corretto dal punto di vista scientifico. Meglio ricordare che ciò che “si sa” non sempre coincide con ciò che è giusto (e spesso si possono sapere cose totalmente errate &#8211; ma se siete giunti a questo post magari stavate verificando se le carote fanno bene ai conigli, quindi siete già dei padroni più assennati di tanti altri).</p>
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		<title>I delfini sono cattivi (parte 2): hanno imparato a prendere in giro gli esseri umani</title>
		<link>https://happychannel.it/2023/12/11/i-delfini-sono-cattivi-parte-2-hanno-imparato-a-prendere-in-giro-gli-esseri-umani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[pardino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 08:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/12/delfino-cattivo-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>I delfini da sempre affascinano per la loro intelligenza, ma recenti osservazioni nella Baia di Koombana, al largo della costa australiana, hanno rivelato un comportamento straordinario di questi magnifici mammiferi marini. La peculiarità risiede nel modo in cui utilizzano l&#8217;ingegno mentale per astutamente rubare l&#8217;esca dalle trappole per granchi. Ciò che differenzia questo caso è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/12/delfino-cattivo-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>I delfini da sempre affascinano per la loro intelligenza, ma recenti osservazioni nella <strong>Baia di Koombana</strong>, al largo della costa australiana, hanno rivelato un comportamento straordinario di questi magnifici mammiferi marini. La peculiarità risiede nel modo in cui utilizzano l&#8217;ingegno mentale per astutamente rubare l&#8217;esca dalle trappole per granchi.</p>
<p>Ciò che differenzia questo caso è l&#8217;approccio mentale risolutorio che i delfini adottano nell&#8217;estrarre con attenzione l&#8217;esca destinata ai granchi. Questa forma di comportamento è considerata unica, soprattutto nella motivazione che spinge i delfini ad agire in questo modo. <strong>Gli esperti sospettano che i delfini non agiscano per fame, ma piuttosto per divertimento</strong> e l&#8217;idea che vedano le trappole per granchi come un gioco divertente è uno dei tratti distintivi di questo comportamento insolito.</p>
<p>Le incursioni di questi &#8220;<em><strong>ladri di pesce</strong></em>&#8221; avvengono proprio nella Baia di Koombana e da anni i pescatori della zona lottano contro i delfini per proteggere le loro esche. Il <em><strong>Dolphin Discovery Center</strong> </em>di Bunbury ha deciso di investigare più approfonditamente e ha documentato questo straordinario comportamento. La scoperta più sorprendente è stata che i delfini non correvano alcun pericolo a causa di quelle trappole, e quindi stavano semplicemente mostrando abilità uniche sia a livello fisico che mentale per puro &#8220;sadico&#8221; divertimento.</p>
<p>Il centro ha pubblicato un video sul comportamento dei delfini su YouTube, definendolo &#8220;<em><strong>forse il comportamento più pazzesco e intrigante mai osservato nei delfini!</strong></em>&#8220;. Secondo quanto riportato nel video, i delfini di Koombana Bay hanno raggiunto un livello superiore<strong> imparando a prendere in giro gli esseri umani</strong>. Questo comportamento innovativo e mai filmato prima ha suscitato ovviamente grande interesse e stupore sia nella comunità scientifica che tra le persone che hanno visto il video in questione.</p>
<p>Come già riportato in <a href="https://happychannel.it/2021/07/23/i-delfini-sono-cattivi-stando-ad-alcuni-studi-sembra-proprio-di-si/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo articolo</a>, i delfini non sono estranei a comportamenti di questo tipo e questa scoperta non solo conferma la loro intelligenza, ma invita anche a esplorare ulteriormente la complessità del loro comportamento e la loro relazione con l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="intelligent wild dolphins stealing bait from crab fishermen! World-first footage" src="https://www.youtube.com/embed/m5ZIbt_1lCc" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tartarughe palustri, quando la biodiversità minaccia l&#8217;intero ecosistema nazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pardino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 11:08:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/11/tartarughe-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Il problema delle specie esotiche invasive in Italia è una questione che coinvolge tutto il territorio nazionale, sollevando una serie di interrogativi e proponendo soluzioni non sempre efficaci. Tra disinformazione, regolamentazioni mancate e strutture inadeguate, ecco cosa è importante conoscere. Chiunque possieda una tartaruga d&#8217;acqua potrebbe essersi trovato in questa situazione. Forse l&#8217;ha acquistata prima [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it/2023/11/15/tartarughe-palustri-quando-la-biodiversita-minaccia-lintero-ecosistema-nazionale/">Tartarughe palustri, quando la biodiversità minaccia l&#8217;intero ecosistema nazionale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it">Happy Channel</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/11/tartarughe-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Il problema delle <strong>specie esotiche invasive</strong> in Italia è una questione che coinvolge tutto il territorio nazionale, sollevando una serie di interrogativi e proponendo soluzioni non sempre efficaci. Tra disinformazione, regolamentazioni mancate e strutture inadeguate, ecco cosa è importante conoscere.</p>
<p>Chiunque possieda una<strong> tartaruga d&#8217;acqua</strong> potrebbe essersi trovato in questa situazione. Forse l&#8217;ha acquistata prima che fossero introdotte regolamentazioni sulle specie esotiche, o forse gli è stata regalata in tempi passati, ritrovata da qualche parte lungo un fiume, comparsa improvvisamente nel prato di una casa di campagna o vista vagare in un giardino pubblico. Queste creature, sebbene apparentemente innocue, rappresentano una<strong> minaccia ambientale.</strong></p>
<p>Le<strong> tartarughe palustri americane</strong>, ad esempio, rientrano tra le specie esotiche invasive e figurano nell&#8217;elenco delle 100 specie più dannose redatto dall&#8217;<em>Unione Internazionale per la Conservazione della Natura</em> (IUCN). Questi rettili simpatici, ma voraci, resistenti e altamente adattabili al clima italiano, costituiscono una <strong>minaccia significativa per la biodiversità.</strong> La loro diffusione è spesso causata da abbandoni o evasioni da giardini privati non adeguatamente recintati.</p>
<p>Il problema si complica ulteriormente a causa di una<strong> vasta ignoranza riguardo alle leggi</strong> e alle normative che dovrebbero regolare la presenza di queste tartarughe in Italia e ai rischi connessi a una custodia non attenta. Tra la mancanza di informazioni, strutture inadeguate e la scadenza dei termini per la denuncia, emerge un quadro complesso. Il <strong>Decreto Legislativo del gennaio 2018</strong>, finalizzato al controllo e al divieto di introdurre specie esotiche dannose, ha incluso le tartarughe palustri americane tra le specie soggette all&#8217;obbligo di denuncia. Tuttavia, la disinformazione persiste nonostante una proroga dei termini nel agosto 2019.</p>
<p>Il problema dell&#8217;abbandono non solo è illegale ma può causare sofferenze agli animali e danni all&#8217;ambiente. Ad esempio, la <em><strong>Trachemys scripta</strong></em>, oltre a minacciare la biodiversità, può interagire negativamente con specie autoctone come la<strong> <em>Emys orbicularis</em></strong>, la testuggine palustre europea. Nonostante la necessità di denunciare la detenzione di queste tartarughe, si verifica un vuoto informativo, e la sanzionabilità di chi non ha effettuato la denuncia è un problema crescente. È importante sottolineare che <strong>l&#8217;abbandono è vietato</strong> e che non vi è alcuna proroga certa per la denuncia al momento.</p>
<p>La riproduzione di queste tartarughe deve essere impedita, ma la mancanza di centri regionali per il ritiro degli esemplari trovati in libertà complica la gestione del problema. Come riportato nelle “<em><span class="bold nero">Raccomandazioni per la corretta detenzione degli animali da compagnia appartenenti a specie esotiche invasive di rilevanza unionale</span></em>”,<strong> <span class="bold nero">la riproduzione va impedita con mezzi idonei</span></strong>. La situazione è resa ancora più difficile in regioni come la Lombardia, dove la creazione di centri di raccolta regionali obbligatori è ancora in sospeso.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it/2023/11/15/tartarughe-palustri-quando-la-biodiversita-minaccia-lintero-ecosistema-nazionale/">Tartarughe palustri, quando la biodiversità minaccia l&#8217;intero ecosistema nazionale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it">Happy Channel</a>.</p>
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		<title>Si può insegnare ad un&#8217;ape a fare gol? Gli scienziati ci hanno provato ed ecco il risultato</title>
		<link>https://happychannel.it/2023/04/28/si-puo-insegnare-ad-unape-a-fare-gol-gli-scienziati-ci-hanno-provato-ed-ecco-il-risultato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[pardino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 12:23:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/04/ape-che-si-posa-su-un-fiore-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="ape fare gol scienziati" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Nel 1974, un gruppo di scienziati dell&#8217;Università della California ha condotto un esperimento che ha dimostrato la straordinaria capacità delle api di imparare e di svolgere compiti complessi. Gli scienziati hanno insegnato a un&#8217;ape a giocare a pallone, dimostrando la sua capacità di apprendimento e di risoluzione dei problemi. L&#8217;esperimento è stato guidato dal dottor [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/04/ape-che-si-posa-su-un-fiore-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="ape fare gol scienziati" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Nel 1974, un gruppo di scienziati dell&#8217;Università della California ha condotto un esperimento che ha dimostrato la straordinaria capacità delle api di imparare e di svolgere compiti complessi. Gli scienziati hanno insegnato a un&#8217;ape a giocare a pallone, dimostrando la sua capacità di apprendimento e di risoluzione dei problemi.</p>
<p>L&#8217;esperimento è stato guidato dal dottor <strong>James Gould</strong>, che ha lavorato con il suo assistente, il dottor Harry Gould. Il loro obiettivo era quello di studiare la capacità delle api di apprendere e di risolvere problemi, e di capire come questa capacità potesse essere utilizzata per migliorare la produzione di miele.</p>
<p>Per iniziare l&#8217;esperimento, gli scienziati hanno creato una palla di plastica verde e gialla e l&#8217;hanno posizionata in una stanza. Hanno poi portato un&#8217;ape nella stanza e l&#8217;hanno fatta volare vicino alla palla. Quando l&#8217;ape ha toccato la palla, gli scienziati hanno dato una ricompensa di zucchero all&#8217;ape. Nelle settimane successive, gli scienziati hanno continuato a far volare l&#8217;ape vicino alla palla e a darle una ricompensa ogni volta che la toccava. Dopo un po&#8217; di tempo, l&#8217;ape ha iniziato a toccare la palla senza bisogno di una ricompensa.</p>
<p>A questo punto, gli scienziati hanno introdotto un nuovo elemento nell&#8217;esperimento: un obiettivo di legno con un foro al centro, che rappresentava il goal. Hanno posizionato l&#8217;obiettivo in una posizione specifica nella stanza e hanno iniziato a far volare l&#8217;ape verso la palla e poi verso il goal. Inizialmente, l&#8217;ape ha toccato la palla ma non ha capito come fare per farla entrare nel goal. Ma <strong>dopo diversi tentativi, l&#8217;ape ha capito che doveva prendere la palla con le zampe e portarla verso il goal</strong>.</p>
<p>Gli scienziati hanno poi spostato l&#8217;obiettivo in diverse posizioni nella stanza e hanno visto che l&#8217;ape era in grado di imparare la posizione del goal e di portare la palla verso di esso. L&#8217;esperimento ha dimostrato la capacità delle api di apprendere e di risolvere problemi, e ha suscitato un grande interesse nella comunità scientifica. Gli scienziati hanno concluso che le api hanno una straordinaria capacità di apprendere, che potrebbe essere utilizzata per migliorare la produzione di miele e per risolvere altri problemi.</p>
<p>Inoltre,<strong> l&#8217;esperimento ha dimostrato la complessità del comportamento degli insetti</strong> e la loro capacità di svolgere compiti che in passato si pensava fossero riservati solo agli animali più evoluti, come i primati.</p>
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		<title>Per ottenere legno, non serve abbattere alberi &#124; L&#8217;incredibile metodo giapponese del Daisugi</title>
		<link>https://happychannel.it/2023/04/27/per-ottenere-legno-non-serve-abbattere-alberi-lincredibile-metodo-giapponese-del-daisugi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[pardino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 08:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/04/alberi-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Il Daisugi è un metodo di potatura degli alberi che ha origini giapponesi. In particolare, questo metodo viene utilizzato per coltivare i cedri giapponesi (Cryptomeria japonica), una specie di albero molto comune nell&#8217;isola di Honshu, ma che viene coltivato anche in altre parti del mondo. È stato sviluppato per sfruttare al massimo le proprietà della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it/2023/04/27/per-ottenere-legno-non-serve-abbattere-alberi-lincredibile-metodo-giapponese-del-daisugi/">Per ottenere legno, non serve abbattere alberi | L&#8217;incredibile metodo giapponese del Daisugi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it">Happy Channel</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/04/alberi-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Il <strong>Daisugi</strong> è un metodo di potatura degli alberi che ha origini giapponesi. In particolare, questo metodo viene utilizzato per coltivare i cedri giapponesi (Cryptomeria japonica), una specie di albero molto comune nell&#8217;isola di Honshu, ma che viene coltivato anche in altre parti del mondo. È stato sviluppato per sfruttare al massimo le proprietà della corteccia del cedro giapponese, che è molto pregiata per la sua durezza e la sua resistenza alle intemperie. Inoltre, la corteccia del cedro giapponese è anche molto ricercata per la produzione di legname da costruzione di alta qualità.</p>
<p>Il metodo del Daisugi consiste nel potare gli alberi di cedro in modo da produrre nuovi germogli o crescita verso l&#8217;alto, uniforme, dritta e senza nodi. In pratica, gli alberi vengono potati come se fossero dei bonsai, ovvero vengono tagliati tutti i rami laterali e lasciato solo un ramo principale, che viene fatto crescere verso l&#8217;alto. In questo modo, l&#8217;albero produrrà nuovi germogli solo sulla parte alta del tronco, che diventeranno i nuovi rami principali.</p>
<p><strong>Il processo di potatura viene eseguito ogni 20-30 anni, quando gli alberi raggiungono l&#8217;età di circa 60-70 anni.</strong> In questo modo, gli alberi di cedro possono essere coltivati in modo sostenibile per centinaia di anni, poiché il processo di potatura permette loro di produrre continuamente legname di alta qualità. Inoltre, il Daisugi ha anche un impatto positivo sull&#8217;ambiente. Gli alberi di cedro cresciuti con questo metodo hanno un&#8217;alta densità di foglie e rami nella parte superiore, il che significa che assorbono più anidride carbonica dall&#8217;atmosfera. Inoltre, gli alberi potati in questo modo sono più resistenti alle intemperie e alle malattie, poiché la potatura regolare favorisce la circolazione dell&#8217;aria e la luce solare all&#8217;interno dell&#8217;albero.</p>
<p>Il Daisugi è diventato un&#8217;arte popolare in Giappone, e ci sono poche persone che lo praticano, poiché il processo richiede molta esperienza e competenza. Inoltre, gli alberi di cedro cresciuti con il metodo del Daisugi sono molto pregiati e costosi, e vengono utilizzati principalmente per la produzione di legname di alta qualità per la costruzione di edifici, arredamento e altri manufatti.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it/2023/04/27/per-ottenere-legno-non-serve-abbattere-alberi-lincredibile-metodo-giapponese-del-daisugi/">Per ottenere legno, non serve abbattere alberi | L&#8217;incredibile metodo giapponese del Daisugi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it">Happy Channel</a>.</p>
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		<title>Orche, non solo assassine: sono delle nonne provette &#124; Alla scoperta dell&#8217;effetto nonna</title>
		<link>https://happychannel.it/2023/03/17/orche-non-solo-assassine-sono-delle-nonne-provette-alla-scoperta-delleffetto-nonna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 10:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/03/orca-nonna-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Non godono di una delle migliori fame al mondo, anzi (ma d&#8217;altra parte siamo in tanti a non godere delle migliori delle fame ma poi siamo così lovely): parliamo delle orche assassine. Chiamate così a causa della loro reputazione di predatori spietati e aggressivi, sono in realtà dei delfini (quelli sì, ne scrivemmo già, molto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it/2023/03/17/orche-non-solo-assassine-sono-delle-nonne-provette-alla-scoperta-delleffetto-nonna/">Orche, non solo assassine: sono delle nonne provette | Alla scoperta dell&#8217;effetto nonna</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it">Happy Channel</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/03/orca-nonna-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" /><p>Non godono di una delle migliori fame al mondo, anzi (ma d&#8217;altra parte siamo in tanti a non godere delle migliori delle fame ma poi siamo così lovely): parliamo delle orche assassine.</p>
<p>Chiamate così a causa della loro reputazione di predatori spietati e aggressivi, sono in realtà dei delfini (<a href="https://happychannel.it/2021/07/23/i-delfini-sono-cattivi-stando-ad-alcuni-studi-sembra-proprio-di-si/">quelli sì, ne scrivemmo già, molto cattivi</a>) e sono noti per cacciare e uccidere le balene, i leoni marini e altri mammiferi marini, spesso con una ferocia che sembra andare oltre il bisogno alimentare.</p>
<p>Tuttavia, va sottolineato che il termine &#8220;orca assassina&#8221; è stato coniato dall&#8217;uomo e non riflette necessariamente la natura dell&#8217;animale stesso: il nome orca deriva con ogni probabilità dal greco antico ὄρυξ, óryx, &#8220;grosso pesce&#8221; e il nome scientifico Orcinus deriva da un aggettivo latino che si riferisce all&#8217;Orco, dio dell&#8217;oltretomba per i Romani, mentre<strong> l&#8217;aggettivo &#8220;assassina&#8221; è dovuto agli inglesi, che chiamano le orche killer whale</strong> (letteralmente balena assassina).</p>
<p>L&#8217;aggettivo, in realtà, è decisamente ingeneroso: in natura l&#8217;orca non è una minaccia per gli esseri umani.</p>
<p>Gli unici attacchi registrati da parte di orche ai danni di uomini (o donne, come vi racconteremo a breve) sono avvenuti in cattività (laddove un&#8217;orca &#8211; come molti altri animali selvatici &#8211; non si trova esattamente a suo agio).</p>
<h2>Il caso di Tilikum, l’orca serial killer</h2>
<p>Ha fatto molto rumore, negli anni passati, il caso di Tilikum &#8211; un esemplare maschio di orca &#8211; artefice di una serie di omicidi ai danni di malcapitati trovatisi a contatto con l&#8217;animale, costretto in strutture acquatiche statunitensi dopo essere stato strappato via alla sua famiglia in Islanda: dal 1991 al 2010 Tilikum ha ucciso tre persone, una studentessa di biologia, un uomo scappato ai controlli e rimasto a dormire presso SeaWorld e una esperta trainer.</p>
<p>Nel 2017 Tilikum è morto, ma il termine orca assassina rimane (sebbene in totale siano complessivamente quattro le vittime di orche in cattività &#8211; che al 2018 sono state stimate in 60 unità nel mondo).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1224" src="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/03/morte-tilikum.jpg" alt="" width="740" height="420" srcset="https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/03/morte-tilikum.jpg 740w, https://happychannel.it/wp-content/uploads/2023/03/morte-tilikum-300x170.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px" /></p>
<p>Ma non è questo aspetto omicida ad interessarci, in questa sede, bensì un altro aspetto che accomuna (quello sì davvero) le orche agli esseri umani.</p>
<p>Perché<strong> le orche sanno essere delle ottime &#8220;nonne&#8221;</strong>: in quella che potrebbe essere considerata sostanzialmente una società matriarcale, ogni gruppo di orche è composto da una femmina, un maschio adulto, i loro piccoli e una o più femmine più anziane sterili, di cui parleremo di seguito.</p>
<h2>Le orche e l&#8217;effetto nonna</h2>
<p>Sono pochissimi i mammiferi che vanno in menopausa, tra cui l&#8217;essere umano, le orche, il globicefalo di Gray, il narvalo e il beluga e gli scienziati si sono a lungo chiesti quale fosse il motivo alla base di questo meccanismo e quali vantaggi offrisse all&#8217;animale. Così uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences ha portato alla luce la &#8220;teoria della nonna&#8221;: <strong>la presenza nel gruppo familiare di orche che hanno superato l&#8217;età riproduttiva aumenta la sopravvivenza dei piccoli.</strong></p>
<p>Come accennato, le orche hanno una struttura sociale molto complessa e vivono in gruppi matrilineari, formati da una matriarca e dai suoi discendenti, a loro volta aggregati in cosiddetti pod. Le femmine delle orche vivono a lungo anche dopo aver superato l&#8217;età riproduttiva e solo quando diventano nonne smettono di riprodursi, questo ha portato gli scienziati a chiedersi perché questo avvenga. Lo studio in questione mostra che le possibilità di sopravvivenza dei nipoti erano maggiori quando era presente una nonna giacché che la morte di una matriarca può avere importanti ripercussioni sul suo gruppo familiare, specialmente quando si considera il futuro delle popolazioni di orche, ma la presenza di una nonna le mitiga.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it/2023/03/17/orche-non-solo-assassine-sono-delle-nonne-provette-alla-scoperta-delleffetto-nonna/">Orche, non solo assassine: sono delle nonne provette | Alla scoperta dell&#8217;effetto nonna</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://happychannel.it">Happy Channel</a>.</p>
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