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Intelligenza Artificiale e il nuovo concetto di benessere. Recensione a 21 idee per star bene di Gennaro Ponte

Diadmin

Nov 11, 2025

Tra i molti temi trattati nel completo e interessante saggio a più voci curato dal sociologo calabrese Gennaro Ponte, si sceglie di soffermarsi su quello dell’intelligenza artificiale, perché, ancor più di altri, ha il potere di rimettere in discussione concetti che parevano assodati, modificando il modo di vivere sinora conosciuto, e portando di conseguenza verso l’esigenza di un nuovo benessere. Se le potenzialità di questo strumento che permette “a un computer, o robot, di eseguire delle attività complesse in maniera simile a come farebbe un essere umano” (Luigi Granata), sono ancora in divenire; l’Autore, nel suo testo, evidenzia già il bisogno di integrare l’AI nella visione olistica di benessere, aprendo a nuovi scenari e a nuovi interrogativi, cui rispondere attraverso le conoscenze sinora acquisite in vari campi, come la psicologia, ma al contempo andando oltre.

La rivoluzione portata dall’AI, infatti, può portare a mettere in discussione ogni strategia, ogni concetto sinora espresso, col suo ingresso dirompente e idealmente senza limiti in svariati settori, dove potrebbe accelerare la risoluzione di problemi sinora stagnanti e allo stesso tempo porne di nuovi, ancora non considerati e visti, richiedendo però di essere integrata nel più ampio campo dello star bene.

Una delle grandi incognite della riflessione attorno al tema dell’intelligenza artificiale, è che le sue frontiere sono ancora in divenire e, malgrado si abbiano alcuni sentori dei campi e dei modi in cui potrebbe provocare dei cambiamenti epocali e rivoluzionari, non si possono prevedere i suoi effetti. Non si conoscono le influenze che porterà ai già fragili equilibri geopolitici ed economici mondiali, si vedano la sfida in essere tra i prodotti americani, i primi ad affacciarsi sul mercato, e quelli emergenti cinesi, nonché quelle tra miliardari per assicurarsi il controllo degli strumenti esistenti. Un discorso analogo vale per le implicazioni che potrebbe avere sulle abitudini e sulla salute mentale delle persone.

Granata, nel suo testo, presenta un parallelismo tra la digitalizzazione, un processo ancora non del tutto compiuto e che è una conditio sine qua non per l’utilizzo dell’AI, e l’intelligenza Artificiale stessa, sottolineando il grande impatto rivoluzionario su razionalizzazione e accesso alle risorse portato dall’informatica e chiedendosi quali sono i confini per si potranno ora raggiungere. Al contempo, pone questioni di carattere etico e di impatto a livello di salute sulle persone che utilizzeranno vieppiù sempre le evoluzioni tecnologiche nella vita di tutti i giorni.

L’Autore, coinvolto con altri 27 professionisti da Gennaro Ponte, prende in esame alcuni settori in cui la nuova tecnologia può portare sviluppi immediati interessanti, come quello medico con l’incrocio digitale di alcuni dati medici, per arrivare a una diagnosi con metodologie meno invasive di quelle attualmente in uso, per lo sviluppo di farmaci riducendo i test su persone e i possibili effetti collaterali, o come quello della formazione, con una possibile personalizzazione dei test, o ancora della mobilità, con le vetture che si guidano da sole.

Sono gli unici? Sicuramente no, le possibilità sono pressoché infinite, in divenire e ogni settore – dall’amministrazione pubblica al mondo aziendale, sino al privato cittadino – dovrà comprendere come poterle utilizzare al meglio. Serve, dunque, una disponibilità collettiva a investire sullo studio e sul potenziamento dell’intelligenza artificiale, al fine di comprendere le possibilità che apre ed eventuali limiti, per non sprecare una delle più grandi opportunità che la tecnologia ci sta dando: deve essere un punto da inserire in ogni agenda politica.

Il rapporto tra intelligenza artificiale e benessere, che è dopotutto il fulcro del volume e quindi anche di questo saggio, è, a sua volta, in evoluzione. Le applicazioni citate da Granata vanno verso un aumento dello stesso, poiché, ad esempio, avere a disposizione in meno tempo farmaci efficaci privi di effetti collaterali migliora le cure, poter imparare in modo personalizzato favorisce l’apprendimento, poter usufruire di una vettura che si guida da sola riduce lo stress e crea tempo libero per ulteriori attività.

Come ogni innovazione, essa dovrebbe essere impiegata alla ricerca di uno star bene per il singolo e per la comunità, dove i piani sono strettamente intrecciati, come si evince da ogni capitolo del saggio.

Il fatto che si indaghino campi con dirette influenze sulla sfera personale dei cittadini e non solo applicazioni che portino a una maggior produttività è forse indice che il nuovo concetto di benessere olistico oltre il PIL è realtà, sebbene non si possa trascurare che aziende e industrie sono probabilmente i settori più avanti con l’introduzione dell’intelligenza artificiale.

Granata lancia, altresì, i quesiti sull’altro lato della medaglia, ovvero i potenziali rischi legati alla salute mentale, con la FOMO, e fisica, coi danni da posture eccessivamente statiche, proponendo alcune soluzioni come la disconnessione regolare o la silenziazione delle notifiche. Il quesito su eventuali rovesci della moneta è ancora aperto e uno sviluppo dell’uso dell’intelligenza artificiale non potrà prescindere dall’attenzionarli, pena una riduzione del benessere generale anziché il miglioramento auspicato.

E il suo monito, forse il concetto più importante del capitolo sull’AI, è quello che l’Uomo deve mantenere la sua centralità, quella in fondo conquistata negli ultimi anni in relazione al suo benessere e largamente indagata.

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