Cultura

Perché non si mette il pane capovolto a tavola? Ecco la sua origine storica

Il pane è uno degli alimenti più antichi che l’uomo abbia mai preparato. Da un primo processo di fermentazione, seguito dalla lievitazione (tranne che per il pane azzimo) e poi da una cottura in forno, l’impasto di farina e acqua è diventato ben presto l’alimento più utilizzato in tutto il pianeta.

La sua storia ha radici antichissime che arrivano fino al 12.000 a.C., epoca in cui la creazione del pane non era certo “complessa” come quella di oggi ma che è rimasta in qualche modo stabile in tutte le epoche. La prime forme di pane ritrovate risalgono a migliaia di anni fa, come ad esempio quella ritrovata in Giordania in cui il pane veniva preparato macinando fra due pietre una miscela di cereali e mescolandola con acqua. L’impasto finale, poi, veniva cotto su una pietra molto calda.

Gli stessi Egizi hanno perfezionato l’arte della preparazione del pane introducendo il processo di lievitazione che fino ad oggi accompagna la maggior parte del pane venduto e mangiato. Solo in alcune parti del mondo, come ad esempio nel mondo ebreo, la lievitazione non è utilizzata nel processo di creazione del pane, dando vita a quello che chiamiamo pane azzimo.

Arriviamo ai giorni nostri. Chi di voi non è mai stato rimproverato dalla nonna per aver messo una forma di pane capovolta sulla tavola? Ebbene, questa “insofferenza” ha in realtà radici non troppo lontane nel tempo che risalgono al XVIII secolo.

All’epoca, soprattutto in nazioni come la Francia, i panettieri erano soliti capovolgere le forme di pane non riuscite bene, le quali poi venivano regalate ai boia. Il mestiere del boia, si sa, non è proprio il lavoro che vorresti facesse tuo figlio (neanche all’epoca) ma, a quel tempo, era in qualche maniera un mestiere anch’esso e doveva pur sfamare chi se ne occupava. Solitamente il boia veniva nominato direttamente dal re e, una volta conferita la carica, questa accompagnava l’uomo scelto per tale compito fino alla morte. Inoltre, come per la maggior parte dei lavori dell’epoca, era una carica che si tramandava da padre in figlio e, nel caso non ci fosse una discendeza diretta, al parente maschio più vicino. I boia, ovviamente, non erano visti di buon occhio dalla società ma anche per loro arrivava il momento di sfamarsi e quindi i panettieri, anziché buttare le forme di pane venute male, le consegnavano ai boia come pagamento.

Ecco perché le nostre nonne non amavano vedere le forme di pane capovolte sulla tavola, retaggi di un passato che a noi sembra così lontano da non sembrare vero ma che scorre ancora tra i ricordi dei nostri parenti più anziani.

pardino

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