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L’isolamento sociale fa male: gli studi sull’aumento del rischio di Alzheimer per chi non ama stare in compagnia

Una ricerca condotta da alcuni studiosi cinesi e britannici ha fatto emergere che l’isolamento sociale è collegato a un volume cerebrale più basso nelle regioni associate alla cognizione e a un rischio di demenza più elevato. I risultati sono stati pubblicati nei giorni scorsi sulla rivista Neurology.

I ricercatori hanno esaminato i dati di un largo campione di persone in tutto il Regno Unito con un’età media di 57 anni. Tutte queste persone sono state seguite per quasi 12 anni prima della pandemia di COVID-19. I partecipanti hanno risposto a dei sondaggi sul loro contatto sociale e sono stati sottoposti a scansioni cerebrali MRI (risonanza magnetica) e test di pensiero e memoria.

Analizzando i dati raccolti, i ricercatori hanno esaminato il legame tra il volume del cervello e l’isolamento sociale, tenendo conto di altri fattori come l’età, il sesso e lo stato socioeconomico.

Gli esperti hanno pertanto scoperto che le persone socialmente isolate avevano un volume cerebrale più basso nelle regioni associate all’apprendimento e al pensiero. Queste regioni del cervello sono solitamente tra le prime a essere colpite dall’Alzheimer, la causa più comune di demenza.

I dati mettono quindi in evidenza che le persone socialmente isolate hanno il 26% in più di probabilità di sviluppare demenza rispetto alle altre. I ricercatori hanno poi scoperto che la solitudine, ovvero la sensazione interna di essere isolati dagli altri (diversa dall’isolamento sociale, ndr) non è collegata a un aumento del rischio di sviluppare la demenza.

“L’isolamento sociale è un grave problema di salute pubblica che è spesso associato alla vecchiaia. Questo problema è peggiorato durante la pandemia di COVID-19 – ha detto la dott.ssa Sara Imarisio, responsabile della ricerca presso Alzheimer’s Research UK – I ricercatori di questo studio sono stati in grado di distinguere gli effetti dell’isolamento sociale dalla solitudine sul cervello e dalla demenza. Hanno osservato che le persone socialmente isolate avevano maggiori probabilità di sviluppare demenza e che la solitudine non era associata a un aumentato rischio di sviluppare demenza”.

L’esperta ha poi tenuto a precisare che saranno comunque necessari ulteriori studi che vadano a rappresentare una fetta di popolazione più ampia.

“Sappiamo che non è mai troppo presto o troppo tardi nella vita per adottare misure per ridurre il rischio di demenza e migliorare la salute del nostro cervello – ha aggiunto la dottoressa – Oltre a rimanere socialmente attivi, ci sono molti altri modi per aiutare a mantenere il nostro cervello sano mentre invecchiamo: essere fisicamente e mentalmente attivi, non fumare, bere con moderazione, seguire una dieta equilibrata e tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e pressione sanguigna”.

Roberto

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